Una figura professionale come quella della badante -o del badante- rientra tra le categorie assistenziali maggiormente esposte al rischio di accumulare i sintomi dello stress lavorativo e di accusare una fatica emotiva non irrilevante: essere costantemente esposti a situazioni di sofferenza e dover gestire emergenze non previste, gioca un ruolo fondamentale anche nella psiche degli operatori assistenziali, qualunque sia il loro ruolo.
Nel caso specifico delle badanti, l’esposizione allo stress e ad uno stato di sofferenza diventa sempre più acuto, anche quando queste figure operano come badante fissa tramite un’agenzia badanti: per questo queste ultime realtà non possono prendere sottogamba il benessere dei propri operatori e devono sempre verificare che lo stato della loro salute emotiva sia inalterato nel tempo, e che venga opportunamente gestito anche grazie all’ausilio di un supporto psicologico efficace.
Famiglia Riunita è leader nel nord Italia in questo settore e funziona come un’agenzia badanti in grado di rispondere a qualsiasi necessità dei pazienti sia in ambiente domiciliare che ospedaliero: l’accurata selezione degli operatori fa riferimento anche al loro stato di salute emotiva la quale viene sempre valutata, seguita e protetta per garantire ai soggetti fragili la migliore risposta assistenziale alle loro necessità.
Badanti e stress emotivo: come gestirlo al meglio
La cosa più importante per una badante che presta servizio per assistere un paziente fragile o malato, è quella di gestire al meglio lo stress nonostante sia esposta continuativamente a situazioni di difficoltà e di sofferenza.
La prima cosa da attenzionare, è la tipologia di rapporto che può essere creato con un paziente: è necessario che ci siano valori reciproci come l’affinità, il rispetto, l’empatia e la libertà di poter accudire l’altro con amore, rispettando comunque la sua dignità.
Partire da una situazione rosea in cui il professionista riesce a stabilire un rapporto emotivo sano con la persona a cui deve prestare le proprie cure, potrebbe essere determinante per mantenere il benessere psicologico.
Nel caso in cui, però, ci sia questo presupposto ma l’impegno lavorativo diventa intensamente difficile da gestire a livello emotivo nel lungo periodo, è necessario che il professionista riconosca il proprio stato e che si senta libero di prendersi una pausa e di chiedere l’aiuto necessario.
Altre accortezze per badanti per gestire lo stress emotivo con un supporto emotivo
Uno strumento particolarmente utile per quantificare approssimativamente l’intensità dello stress accumulato è quello di sottoporsi al test di Zarit: si tratta di un test di circa 22 quesiti che aiutano a fare un’autovalutazione sulla propria condizione emotiva durante le attività assistenziali ed è rivolto alla categoria dei caregivers o di tutte quelle figure professionali dedite all’assistenza domiciliare continuativa.
In base al risultato, è possibile stabilire se qualcosa non va e se sarà il caso di chiedere aiuto ad uno specialista.
Altre accortezze da tenere in considerazione riguardano, principalmente, l’ascolto del proprio corpo e la valutazione delle proprie risposte emotive: se sei un badante e ti senti particolarmente spossato, hai difficoltà a continuare ad amare il tuo lavoro, ti senti sommerso dai doveri e accusi forti sentimenti di rabbia, tristezza e frustrazione, potrebbe essere necessario parlare con qualcuno; è possibile che tu non stia dedicando abbastanza tempo a te stesso e alla tua vita.
Prevenire il burnout attraverso riposo e condivisione delle responsabilità
Per proteggere il proprio equilibrio psicologico, la badante deve poter contare su pause regolari, tempi di recupero e una chiara organizzazione delle mansioni. Quando l’assistenza è particolarmente impegnativa, cercare di gestire ogni necessità senza chiedere aiuto può favorire l’esaurimento emotivo e il burnout.
È quindi importante condividere tempestivamente le difficoltà con la famiglia dell’assistito o con l’agenzia di riferimento, così da valutare una diversa distribuzione delle attività o una sostituzione temporanea. Riposare, mantenere relazioni personali al di fuori del lavoro e dedicarsi ad attività piacevoli non significa trascurare il paziente, ma preservare le energie necessarie per offrire un’assistenza attenta, paziente e continuativa.



