Come gestire i rapporti con colf, badanti e babysitter durante il Coronavirus

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Ai tempi del Coronavirus tutto diventa più complicato, compresa la gestione dei rapporti con colf, badanti e babysitter. Se si pensa infatti a tutti gli accorgimenti volti a garantire la tutela e l’adeguato distanziamento, così come le visite a domicilio da parte di amici e parenti regolamentate, l’idea di avere un assistente domestico in casa può facilmente far sorgere dubbi e perplessità. Come gestire quindi i rapporti con colf, badanti e baby sitter? Possono entrare e uscire liberamente dalla casa dei propri datori di lavoro? Esistono regole alle quale è necessario attenersi? Cerchiamo di fare chiarezza.

Per prima cosa specifichiamo che il lavoro domestico non rientra tra le attività sospese in nessun decreto, pertanto se si sceglie di mettere in stand by tale mansione per un periodo di tempo quale atto di responsabilità, si suggerisce di far usufruire ferie o permessi maturati, o ancora quelle da maturare. In alternativa si potrebbe pensare proprio si sospendere il rapporto lavorativo con comunicazione inoltrata all’INPS, in maniera tale che il collaboratore potrà usufruire di eventuali bonus per la sua categoria.

Solo in casi estremi si potrebbe pensare al licenziamento, in quanto il settore domestico è uno dei pochi esclusi dalle procedure di licenziamento in vigore e gode di iter semplificato.

Ovviamente qualsiasi accordo preso dovrà essere scritto per evitare che con il tempo possano sorgere fraintendimenti in merito a tale condizione.

Assistenti domestici in casa nel periodo COVID-19: le accortezze

Chi invece desidera continuare a mantenere attivi i rapporti lavorativi con colf, badanti e babysitter anche in piena emergenza da Coronavirus, dovrà tenere presente una serie di fattori. Primo tra tutti la sicurezza sia del datore di lavoro che del collaboratore. Per queste ragioni dovranno essere messe in atto tutte le misure volte al contenimento della pandemia, quindi igienizzazione frequente delle mani e delle superfici, areazione dei locali e indossare la mascherina e ulteriori dispositivi di protezione ove necessario. Allo stesso modo dovrà essere rispettato anche il distanziamento sociale per quanto possibile, consapevoli del fatto che soprattutto chi si occupa di bambini molto piccoli o anziani non autosufficienti, difficilmente riuscirà a mantenere sempre le debite distanze.

È importante ricordare che i dispositivi di protezione al collaboratore domestico dovranno essere forniti dal datore di lavoro e non sono a carico del dipendente.

Nel caso di positività al Coronavirus di colf, badanti o babysitter, o in caso di quarantena per stretto contatto con soggetto positivo, la situazione verrà equiparata a malattia previo certificato medico da inviare al datore di lavoro. Se invece è quest’ultimo a essere in quarantena o positivo, bisognerà trovare un accorto tra le parti per concordare per tale periodo la fruizione di ferie o assenza non retribuita, salvo il caso in cui il collaboratore rientri nei contatti stretti (come potrebbe essere una badante) pertanto anch’esso sottoposto a quarantena preventiva, pertanto in malattia.

Resta inteso che tale gestione è valida per badanti, colf, babysitter e qualsiasi altro collaboratore domestico regolarmente assunto.

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