Malattia colf: come comportarsi in questa situazione

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Come in qualunque altra mansione lavorativa, anche nell’ambito dell’assistenza personale possono verificarsi delle situazioni durante le quali la colf o la badante non siano in piena forma e quindi necessitino di un periodo, noto come malattia, durante il quale ricevere delle cure e riposare al fine di riconquistare delle buone condizioni di salute.

Anche i lavoratori domestici hanno quindi diritto a un’indennità nel caso in cui si ammalassero in quanto, nonostante le mansioni lavorative vengano temporaneamente sospese poiché il dipendente non è grado di espletarle al meglio, non si può in alcun modo perdere il diritto alla retribuzione, anche se questa potrebbe non coprire l’intero orario lavorativo.

Scopriamo insieme tutto ciò che riguarda l’ambito relativo al tema malattia colf, soffermandoci su quanto spetta al lavoratore domestico e chi deve pagare tale somma.

Esistono delle leggi che tutelano questo particolare tipo di rapporto. Secondo quanto disposto, la malattia è soggetta a un’indennità qualora vengano effettuati un massimo di 8 giorni di assenza nel corso dell’anno qualora la colf abbia un contratto di lavoro attivo da almeno sei mesi; 10 giorni se il rapporto è in corso da un’epoca compresa tra i sei mesi ai due anni ed infine 15 giorni qualora l’anzianità superasse i 24 mesi.

Stabilire l’importo dell’ indennità di malattia colf non è così semplice come può sembrare, in quanto bisogna fare dei calcoli che variano anche in base alla retribuzione ordinaria. Nella maggior parte dei casi però, l’indennità di malattia viene corrisposta a partire dal quarto giorno di assenza dal lavoro, in quanto per i primi giorni viene erogata solo al 50%.

Questa somma si avvale di tanti piccoli elementi che contribuiscono a delineare la cifra finale, come ad esempio la retribuzione minima contrattuale, il calcolo basato sull’eventuale presenza di vitto e alloggio, gli scatti di anzianità e la quota minima che ogni lavoratore deve raggiungere per poter entrare in possesso di quello che viene definito stipendio minimo.

È possibile licenziare la colf qualora questa vada in malattia?

Anche se questa domanda può sembrare assurda, sono ancora molti coloro che pensano che una persona possa essere licenziata qualora decidesse di sfruttare il suo diritto alla malattia.

La legge però tutela il personale domestico, in quanto questo non solo ha diritto al ricevimento di un’indennità, ma può conservare il suo posto di lavoro fino a 10 giorni qualora sia stato superato il periodo di prova e si abbia iniziato a lavorare da pochi mesi; 45 giorni se si è superato il periodo di sei mesi ma non ancora quello dei 24 mesi e 180 giorni qualora invece il rapporto lavorativo abbia una durata di almeno due anni.

Ovviamente questi sono solo dati teorici, in quanto bisogna calcolare la situazione individuale e valutarla in base alle dinamiche legata al singolo episodio,  poiché, per esempio, qualora la colf fosse affetta da malattia di tipo oncologica avrebbe diritto a un periodo di comporto che può superare quello previsto dalla legge fino al 50% della sua durata.

Chi deve pagare l’indennità di malattia?

Un’altra domanda molto comune è: in caso di malattia colf chi paga? Secondo quanto disposto dal contratto collettivo relativo alla sezione del lavoro domestico, è necessario che il datore di lavoro si impegni a iscrivere la propria badante presso la Cassa Colf, un istituto che raccoglie i vari contributi che vengono versati dallo stesso ogni mese.

Nonostante questo, non è la Cassa Colf ad erogare l’indennità di malattia colf, anche se comunque contribuisce alle spese di supporto relative ad un’eventuale ricovero ospedaliero, intervento chirurgico, ricovero per parto e anche in caso di convalescenza. Questa istituzione può intervenire anche laddove sia necessario erogare un’indennità giornaliera che può arrivare fino a 30 € al giorno per un massimo di 20 giorni, così come la fase della convalescenza dove spesso vengono richieste cure e assistenza per poter guarire e tornare operativi nel minor tempo possibile.

Dopo aver fatto questa premessa, è necessario ribadire che l’indennità di malattia non è nemmeno a carico dell’Inps, ma deve essere erogata dal datore di lavoro che, in base all’anzianità del dipendente dovrà occuparsi di stabilirne l’importo. La badante dovrà quindi presentare un certificato medico dove viene attestata la sua condizione e l’eventuale prognosi e, in base a quanto stabilito dal medico di base, verrà a delinearsi il periodo previsto per l’astensione dal lavoro.

Ad ogni modo si tratta di un diritto di cui il lavoratore dipendente può avvalersi qualora le condizioni mediche necessarie siano presenti e che, al tempo stesso, il datore di lavoro non può mai negare, in quanto questa tipologia di situazione può trovare espressione nei diritti personalissimi dell’uomo e del lavoratore.

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